Il SATOR sulla campana
 
 di Balilla Beltrame

Il cosiddetto quadrato del SATOR che tanto affascina e fa discutere, non è mai stato argomento trattato dagli storici patentati. Per il suo presunto contenuto magico, esoterico, cabalistico, enigmatico, attira più gli appassionati di misteri, in particolar modo i ricercatori romantici del mitico Ordine dei Templari & affini. Non meraviglia quindi, il silenzio dei nostri eruditi nel corso dei secoli, sul SATOR di Fabriano. Risale al 1412, inciso su una campana: cosa più unica che rara al mondo.
Le notizie generali sul quadrato sono state riprese dal saggio di Federica Pagliari, il più convincente e completo: Un grande enigma che attraversa i millenni, apparso su ItalyVision nel 2005.
SATOR   AREPO  TENET  OPERA ROTAS formano come si vede dalla foto, un quadrato di 25 caselle; possono essere lette anche da sinistra; le parole TENET formano un croce; collegate con una linea le A e le O con la N raffigurano una croce triangolata;  tracciando un cerchio con raggio N-A oppure N-O, si forma la croix pattée  adottata dai Templari. È solo una curiosa combinazione. Nel 1800 Felix Grossner pastore evangelico, anagrammando le lettere, riuscì ad ottenere la parola segreta dei primi cristiani PATERNOSTER. Iscrizioni del SATOR si trovano in Francia, Spagna e Inghilterra in una casa del III sec. d.C. In Italia è segnalato in quasi tutte le Regioni, per lo più nei luoghi sacri. Nel 1936 fu ritrovato nella palestra di Pompei. In Egitto era già conosciuto nel IV sec. d.C.; fu riprodotto su un manoscritto dell’822, inciso su una moneta, ecc. Nel Medioevo, 

Paracelso medico naturalista  filosofo, ci realizzò un talismano erotico; impresso sul cuoio, scritto su una piccola pergamena, lo portavano pellegrini e guerrieri come amuleto contro ogni avversità, per allontanare i pericoli; disegnato su un pezzo di tela grezza e appoggiato sul pancione della donna durante il travaglio del parto, facilita l’evento, ecc.

Con questa funzione di condensatore di energia positiva e rigenerante il SATOR ha scavalcato i secoli arricchendosi di significati altri. La traduzione delle cinque parole, proposta dalla Pagliari, è la seguente: il seminatore le opere tiene, l’Aeropago la ruota. Specificando meglio: il seminatore tiene le opere; l’Aeropago (Dio tiene) la ruota (del Destino, della Fortuna). Si può semplificare il concetto con il detto popolare di palpitante attualità,  L’Uomo propone, ma è Dio che dispone. Esalta l’Essere supremo regolatore e ordinatore di tutte le cose.

Se questo potrebbe essere il significato allora dov’è il mistero, il segreto nascosto che avvolge da secoli il quadrato? Forse, a noi sfuggono sensibilità  ormai perdute con l’accavallarsi incessante delle generazioni, non siamo più in sintonia con la Natura, il Cosmo e quant’altro.

Un luogo magnetico. Su uno spazio sacro piceno, poi romano, ricco di acque perenni, fortificato nel Medioevo, sorge l’antichissima pieve di S.Maria de Flexie su una collina del torrente Riobono, in località Torre Cecchina, di Fabriano (AN), nel trivio di strade preromane che collegano l’Agro sentinate col Piceno ed i valichi appenninici umbro marchigiani. Il primo documento risale al 1160. Parrocchia fino al Quattrocento, conservò per secoli il titolo di pieve. Per un certo periodo avrebbe ospitato una comunità di templari per l’ausilio a viandanti e pellegrini. Nelle carte antiche è citata come Fressia, Frezza, Frissia, Flìscane col significato di “svolta di una strada”, più probabile, “deviazione dalla strada principale”. In questo caso, dal diverticolo della Via Flaminia. Ebbe ampi poteri su un vasto territorio ancor prima della nascita delle ville di Marischio e Melano, dei castelli di Filello, di Collalto, della Bastia.

Il SATOR sulla campana (oggi custodita altrove), di S.Maria de Flexie, fu inciso in bassorilievo su una superficie rettangolare anziché quadrata, orientato verso Levante, Gerusalemme. Per gli appassionati del simbolismo dei numeri, diremo che il rapporto tra i lati genera il numero decimale periodico 0,77777… Un particolare degno di nota: la prima e l’ultima  S  sono scritte chissà perché, in senso contrario. Il pievano fece incidere il SATOR verosimilmente come amuleto di antica memoria. Lo conferma, la dichiarazione di gratitudine a Dio riportata sullo stesso bronzo: Anno domini MCCCCXII mentem santam spontaneam deo et patriae liberationem.

È improbabile e fuori tempo massimo dunque, il collegamento della campana coi Templari*, come ipotizzano alcuni studiosi, a meno che non sia rimasta negli anziani della valle la memoria della loro presenza. Comunque sia andata, propongo un’altra ipotesi. Sapendo che per  le edificazioni di chiese, cattedrali, abbazie, palazzi avevano l’esclusiva i “mitici” Mastri comacini, questi sì, depositari di segreti sulle tecniche di costruzione più antiche e di altro ancora, molto attivi nell’Italia Centrale, allora, potrebbero essere loro i fabbricatori della campana?

È risaputo, la naturale religiosità della gente di campagna accettava ogni tipo di protezione magico-sacrale. Durante la stagione dei raccolti c’era, ma forse c’è ancora, l’abitudine – addensandosi nuvole di piombo cariche di pioggia – suonare a distesa i bronzi benedetti per “sciogliere” la grandine, indebolire la piovuta, difendersi insomma dalla carestia. Una campana che aveva oltretutto, il quadrato del sator, emanava una potenza moltiplicata contro i devastanti temporali dell’estate. È nato spontaneo e memorizzato da generazioni, il canto propiziatorio in dialetto: Signore fa che piôa senza viénto e senza grànnola e qué tampìri. Signore Iddio fai piovere, senza però il vento forte e la grandine, e che non faccia troppo caldo. I secolari assilli del contadino.

*Vedi www.fabrianostorica.it.